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Il mio appcon esposto...

Ex-Britannia-New-Wave
April 25

25 aprile 1945

W LA LIBERAZIONE!
W LA RESISTENZA!
W L'ITALIA!
March 14

Dediche nascoste in una locandina...




Forse, era bella. Facile a dirsi, una stella che brilla e si spegne, che non riscalda e che freme e che teme di essere dimenticata. Non comprese quel che accadeva, il mistero del tempo che la perdeva*.

TO E. 13. II. 2009 - VOX DEARUM




*S. Lo Bue, La sposa del vento.
February 27

Firenze, la mia canzone triste...

Firenze lo sai, non è servita a cambiarla la cosa che ha amato di più è stata l’aria Lei ha disegnato, ha riempito cartelle di sogni ma gli occhi di marmo del Colosso Toscano guardano troppo lontano. Caro il mio Barbarossa, studente in filosofia con il tuo italiano insicuro certe cose le sapevi dire. Oh lo so, lo so, lo so, lo so bene, lo so una donna da amare in due in comune fra te e me. Ma di tempo ce n’è in questa città fottuti di malinconia e di Lei. Per questo canto una canzone triste, triste, triste... Triste come me. E non c’è più nessuno che mi parli ancora un po’ di Lei, ancora un po’ di lei. E non c’è più nessuno che mi parli ancora un po’ di Lei, ancora un po’ di Lei. Ricordo i suoi occhi, strano tipo di donna che era quando gettò i suoi disegni con rabbia giù da Ponte Vecchio "Io sono nata da una conchiglia" diceva "La mia casa è il mare e con un fiume no, non la posso cambiare" Caro il mio Barbarossa, compagno di un’avventura certo che se Lei se n’è andata no, non è colpa mia. Oh lo so, lo so, lo so, la tua vita non cambierà ritornerai in Irlanda con la tua laurea in filosofia ma io che farò in questa città? Fottuto di malinconia e di Lei. Per questo canto una canzone triste, triste, triste... Triste come me. E non c’è più nessuno che mi parli ancora un po’ di Lei, ancora un po’ di Lei. E non c’è più nessuno che mi parli ancora un po’ di Lei, ancora un po’ di Lei... [Ivan Graziani, Firenze, Canzone Triste]

Il vento è finito...
February 15

Ghigo...


 
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Lorenzo Cusimano

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Ricerca costante...

Loreley

Io non so cosa possa significare
che io sia così triste;
una favola di tempi antichi
dalla mente non vuol andar via.

L'aria è fresca, è appena buio
e placido scorre il Reno;
la cima del monte risplende
nella luce solare serale.

La bellissima vergine siede
lassù, meravigliosa,
i suoi preziosi brillano,
lei pettina le sue chiome d'oro.

D’oro un pettine con cui li pettina
e intanto un canto intona:
una strana,
pesante melodia.

Il nauta nella piccola nave
rapito è con aspro dolore;
non guarda più la rocciosa scogliera,
guarda solo in su, nell'alto.

Credo, le onde inghiottano
alla fine nave e marinaio:
questo col suo canto
ha fatto Loreley.

Heinrich Heine
(trad. it. di Piero Canale)

L'anguilla

L’anguilla, la sirena
dei mari freddi che lascia il Baltico
per giungere ai nostri mari,
ai nostri estuari, ai fiumi
che risale in profondo, sotto la piena avversa,
di ramo in ramo e poi
di capello in capello, assottigliati,
sempre più addentro, sempre più nel cuore
del macigno, filtrando
tra gorielli di melma finché un giorno
una luce scoccata dai castagni
ne accende il guizzo in pozze d’acquamorta,
nei fossi che declinano
dai balzi d’Appennino alla Romagna;
l’anguilla, torcia, frusta,
freccia d’Amore in terra
che solo i nostri botri o i disseccati
ruscelli pirenaici riconducono
a paradisi di fecondazione;
l’anima verde che cerca
vita là dove solo
morde l’arsura e la desolazione,
la scintilla che dice
tutto comincia quando tutto pare
incarbonirsi, bronco seppellito;
l’iride breve, gemella
di quella che incastonano i tuoi cigli
e fai brillare intatta in mezzo ai figli
dell’uomo, immersi nel tuo fango, puoi tu
non crederla sorella?

Eugenio Montale,
Bufera e altro, 1956.

Luce in biblioteca

Luce s’accende nella sera
in biblioteca: fulgida sorride
ed i dati attento conservo
ed i tratti chiari e minuti ammiro
di pulsanti chiome e arse gote;
rapida muovesi e lucida studia,
bella e bianca riflette nel neon;
s’illumina e torna e ritorna abbaglio
mentre lucore si diffonde
intorno ed in me profumi di libri
morti per volumi smarriti,
come le ore calde del sole fermo,
quando fuori tiene la pioggia
il traffico urbano e l’astro lucente
siede a leggere incandescente.

Piero Canale,
Sull'attesa.
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